Quello che sappiamo finora sul nuovo Coronavirus

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Specificare “nuovo” Coronavirus è d’obbligo, perchè forse non tutti sanno che i Coronavirus sono una famiglia di virus che causano malattie di diversa gravità. Hanno questo nome perchè visti al microscopio hanno la tipica forma di una corona. Non sono dei virus del tutto nuovi, i primi sono stati identificati a metà degli anni ‘60 e colpiscono sia l’uomo che gli animali.

Quello di cui si parla tanto in questi giorni viene definito nuovo perchè fa parte di un ceppo che non era mai stato identificato nell’uomo fino allo scorso dicembre, nella ormai nota città di Wuhan, in Cina. Parliamo del SARS-CoV-2 (precedentemente 2019-nCoV).

Quali sono i precedenti del nuovo Coronavirus?

Il nuovo Coronavirus è parente di un altro virus, già tristemente noto alle cronache con il nome di SARS che causò tra il 2002 e il 2003  775 vittime, tra cui anche il microbiologo italiano Carlo Urbani che per primo identificò e classificò il virus. Come per il suo predecessore, si tratta di una “sindrome respiratoria acuta grave”, chiamata appunto Coronavirus 2 o SARS-CoV-2. Non si tratta dunque dello stesso virus, ma di due distinti virus classificati geneticamente all’interno della stessa famiglia.

Com’è arrivato nell’uomo?

Si presume che, al pari di altri virus patogeni per l’uomo che si manifestano per la prima volta, anche il nuovo Coronavirus sia stato trasmesso all’uomo a partire dal mondo animale (fenomeno che prende il nome di “salto di specie” o spill over). Su questo punto però la comunità scientifica sta a lungo dibattendo e al momento non sussistono prove certe sull’origine dell’infezione. Ciò che è certo è che la modalità di trasmissione predominate è adesso il contagio da uomo a uomo.  

Cos’è il COVID-19?

Da non confondere con il nome del virus, la terminologia COVID-19 che si legge molto anche sui giornali fa riferimento alla malattia provocata dal virus. Dove CO sta per corona, VI per virus, D per disease (malattia in inglese) e 19 indica l’anno in cui si è manifestata. E’ una malattia infettiva che colpisce più in profondità, rispetto ad altre tipologie di influenze, il tratto respiratorio inferiore.

Quali sono i sintomi del COVID-19?

La malattia da Coronavirus 2019 si manifesta con sintomi influenzali, tra i più comuni quali febbre, mal di gola, tosse secca e difficoltà respiratorie. Nella sua degenerazione più grave può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, più raramente può portare al decesso (nel 2,3% dei casi secondo quanto riferito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità).

Come avviene la trasmissione del virus?

Per prevenire il contagio è fondamentale conoscere le modalità di trasmissione e adottare comportamenti che limitino, per quanto possibile, la diffusione del virus. Il contagio avviene da uomo a uomo, solitamente dopo uno stretto contatto con la persona infetta. Per questo la diffusione è più frequente tra i familiari della persona colpita o in ambiente sanitario. La via di trasmissione primaria è costituita dalle goccioline del respiro di chi ha contratto il virus, ad esempio tramite: 

  • starnuti, tosse e saliva
  • contatti diretti personali (ad esempio faccia a faccia in un ambiente chiuso, vivere nella stessa casa, viaggiare insieme)
  • le mani, che poi vengono a contatto con bocca, naso e occhi (per questo è importante lavarsi spesso e bene le mani)

Quanto dura l’incubazione?

Si stima che il periodo che intercorre tra il contagio e lo sviluppo dei sintomi clinici (periodo di incubazione) possa variare dai 2 agli 11 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni. 

Sempre secondo i dati dell’OMS il contagio avviene prevalentemente da persone che presentano già i sintomi della malattia. Raramente la trasmissione del nuovo Coronavirus avviene prima che la persona infetta abbia sviluppato i sintomi.

Esiste un trattamento per sconfiggere il virus?

Non esiste ancora un vaccino contro il Coronavirus (ed è anche questo che lo ha reso così temibile), anche se team di ricercatori di tutto il mondo ci stanno lavorando. Lo sviluppo di un vaccino però richiede non meno di un anno, perchè è una procedura piuttosto complessa. 

Secondo quanto riportato da Epicentro, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, non esistono al momento neanche terapie specifiche. Nelle persone che non presentano particolari complicazione la malattia si tratta come nei casi di influenza. Nei casi più gravi invece vengono curati i sintomi della malattia (cosiddetta terapia di supporto) in modo da favorire la guarigione, ad esempio fornendo supporto respiratorio.

Ricordiamo, infine, a chiunque abbia il sospetto di aver contratto il virus di contattare i numeri di emergenza nazionali 1500 e 112 e di consultare il proprio medico di base.  

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